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Blac Kolor – Born in ruins

Pubblicato da Alessandro Violante il marzo 16, 2016

blac-kolor-born-in-ruinsSono passati appena due anni dall’uscita del primo lavoro di Hendrick Grothe per la celeberrima Basic Unit Productions di Daniel Myer (Haujobb) e Wolfgang Thumbs, e sembra che siano stati più che sufficienti per trasformare una buona (ma non eccezionale e piuttosto derivativa) idea musicale di derivazione techno in una formula molto più organica e meno strettamente ballabile, tra – poche – suggestioni techno, ben pensate e raffinate architetture di matrice rhythmic industrial ed un mood piuttosto spettrale, con un particolare gusto per la melodia, ascoltabile in un paio di brani del nuovo album Born in ruins, uscito il 29 febbraio.

Rispetto al precedente Wide Noise, Born in ruins cambia traiettoria musicalmente e concettualmente, e questo è visibile sin dalla cover artwork: mentre nel primo album la copertina ritraeva giraffe immerse in una buia foresta, ora il focus si è spostato verso enormi e grigi palazzoni che rappresentano la cosiddetta metropoli industriale, e Born in ruins è quindi una sorta di tributo nei confronti di un certo tipo di paesaggio urbano che viene ben descritto in musica da brani spesso di matrice rhythmic industrial, così come nei confronti di certa cinematografia distopica. Un tipico brano di Grothe inizia con un ritmo che viene reiterato fino al suo termine senza mai subire particolari modifiche, e sul quale vengono disegnate linee di synth che ci fanno piombare in una sorta di incubo oscuro e alienante.

Permangono comunque dei legami abbastanza stretti con la techno in brani come l‘opener Spirits e soprattutto in Collision, la quale ha una struttura in 4 / 4 più diretta e sicuramente più ballabile rispetto ai restanti brani (comunque flirtando con certa EBM, riflettendo perfettamente l’incontro e lo scambio sonoro tra i due generi che ora va per la maggiore), anche se si tratta sempre di ibridi con la materia post-industriale.

I brani migliori sono, comunque, quelli caratterizzati da un andamento marziale e duro (che non suonano mai, però, eccessivamente ruvidi, merito di una produzione particolarmente soft), tra i quali figurano la tribaleggiante Doomed, un episodio davvero felice in cui una raffinata distorsione fa pian piano capolino e in cui le già citate atmosfere oscure fanno il resto, la misteriosa e melodica Terpentin, in cui viene esibito un notevole ed angosciante motivo di pianoforte che sembra quasi preso in prestito da una colonna sonora di Dario Argento e la marziale e “ruvida” Fat years, caratterizzata da un mood quasi esotericgrazie al ricorso ad una linea di synth dal sapore oscuro. Anche Strong bold fa uso di motivi ed atmosfere particolarmente sinistre (senza per questo cadere nel triviale) unitamente ad un ben pensato ritmo sincopato. Born in ruins, singolo già presentato nei giorni scorsi (unitamente alla opener), è un altro ottimo esempio di ritmo sincopato di matrice più industrial che techno, potente e coinvolgente, che riflette la dimensione post-industriale così ben illustrata dalla copertina dell’album.

Ad ogni modo, questo non vuol dire che Grothe abbia abbandonato la dimensione più propriamente ballabile della sua musica, ma vuol dire che l’ha solo posta ancor meglio in comunicazione col suono industriale. Ci sono tuttavia brani più ballabili come Wanderings, che ha un andamento quasi dub ed un giro melodico particolarmente old school che entra subito in testa, e come l’electro-dub di Give us tools, che sembra quasi un ottimo esempio di hip hop strumentale post-industriale. Chiude l’album la breve, intensa e martellante Transform, brano d’assalto di matrice più chiaramente dark techno.

Born in ruins è senz’altro un’ottima prova di maturità stilistica e musicale per Blac Kolor, che sembra ormai aver trovato la sua formula musicale personale. Si tratta di un lavoro particolare, in cui le architetture ritmiche non prendono mai il totale sopravvento sulle affascinanti idee melodico-distopiche, dialogando perfettamente con esse. Ne viene fuori un ottimo lavoro che strizza l’occhio a certo cinema di genere e che non mancherà di affascinare sia gli aficionados del suono ritmico-industriale che quelli di quello electro-industrial.

Voto: 8

Label: Basic Unit Productions