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Blush Response – Rebirthed in the Sprawl

Pubblicato da Alessandro Violante il marzo 20, 2016

blush-response-rebirthed-in-the-sprawlJoey Blush, in arte Blush Response, è un artista capace di sorprendere sempre e di innovare con i suoi lavori. Come un bisturi chirurgico, l’artista americano, da qualche anno trapiantato a Berlino, taglia, per poi ricucire, sonorità e generi musicali (techno, industrial, EBM, dark ambient, noise), mantenendo un suo sound cyberdark-immaginifico e un mood oscuro, con una riconoscibilissima cifra stilistica. Rebirthed in the Sprawl esce su due cassette in edizione limitata per Total Black, etichetta canadese che, dal 2015, ha la sua base a Berlino. È proprio l’idea di uno sprawl urbano che cresce in rapida espansione, soggetto a mutamenti imprevedibili, che qui viene messa in gioco anche attraverso uno sporco e distopico dark ambient che rallenta il battito della techno, sino a trasformarla in pulsazione minimale fatta di cupa drone music, una colonna sonora per un viaggio urbano, deriva psicografica al termine della notte, in cui gli echi delle città nordamericane ed europee sembrano fondersi in un maelstrom oscuro e rumorista.

Rebirthed in the Sprawl sembra rinascere dalle ceneri del suo ottimo lavoro Future Tyrants, pubblicato l’anno scorso per Aufnahme+Wiedergabe, label che sta costruendo un nuovo stile berlinese con un approccio aperto a tutte le sonorità dark elettroniche, post-industriali e post punk. Future Tyrants metteva in gioco un approccio massimalista che saturava il dancefloor apocalittico messo in scena dal Nostro. Questo lavoro su cassetta, invece, costituisce un’immersione in un angolo buio della mente in cui emergono, a tratti, echi degli ascolti dei dischi della Mille Plateaux, soprattutto nella prima cassetta, che contiene le due parti della traccia omonima. Con le sue macchine analogiche, Blush costruisce un viaggio che non ha paura di addentrarsi in territori periferici tra la veglia e il sonno, dal noise free form alla Prurient a pulsazioni post-techno un po’ in stile Northern Electronics/Posh Isolation. In Unmade in the Ether, traccia divisa in due parti presente sulla seconda cassetta, Blush satura di nuovo il suono con una composizione che lavora sulla tensione e sull’accumulo prima di scaricarlo, nella seconda parte, in bordate soniche che, come un virus mutageno, aggredisce gli sbandati che si agitano nei sobborghi dello sprawl. Un gran lavoro, formato da composizioni lunghe, sulla trentina di minuti, che mostra la versatilità di un artista capace di dipingere affascinanti, quanto oscuri e distopici, scenari del futuro urbano.

Label: Total Black

Voto: 8, 5