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Cosmotropia de Xam – Succubus

Pubblicato da Alessandro Violante il agosto 3, 2016

cosmotropia-de-xam-succubus-3All that we see or seem is just a dream. A dream within a dream. Comincia con queste parole tratte da A dream within a dream di Edgar Allan Poe e con delle sfere che ricordano vagamente l’Anemic Cinema di Marcel Duchamp, il nuovo film di Cosmotropia de Xam, mente del progetto Mater Suspiria Vision, dal titolo Succubus, uscito pochi mesi dopo Delirium, di cui parlammo in sede di recensione.

Succubus, seppur in modo diverso rispetto al film precedente, riutilizza l’elemento della possessione come fuga da una realtà che non piace, in cui non ci si sente rappresentati. Le protagoniste, Alena Trucizna e Mari K, quasi irreali, due antieroine cyberpunk, hanno fatto una scelta: rinunciare ad una quotidianità ricca di frustrazione e banalità per rifugiarsi nel loro non-mondo. Sorge una domanda: sono loro ad essere succubi degli effetti di una droga chiamata Esmakra o siamo noi i succubi di una società che ci spersonalizza e che ci rende schiavi di un sistema che ci porta al nostro inesorabile decadimento? Impossibile non pensare alle teorie di William S. Burroughs e di Brion Gysin. Probabilmente Esmakra è ciò che Burroughs chiama “Terza Mente”, un punto di rottura delle “Macchine di controllo”, che ci fa percepire il mondo per quel che realmente è. Questo è un dubbio generato dal film, che era in parte già presente in Delirium. Vince chi fugge, se di fuga si tratta, o chi rimane? Esmakra allora diventa la “pillola rossa” (della trilogia dei fratelli Wachowski). Sta al lettore decidere con quali occhi guardare il film.

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Alena Trucizna / Mari K

Sebbene si possa classificare Succubus come un film differente dal precedente per quel che riguarda la scelta degli attori, la colonna sonora, la storia e gli ambienti, molti sono gli elementi comuni a tutta la produzione del regista. Quella di Cosmotropia è una complessa visione registica additiva più che sottrattiva. Le sue inquadrature sono ricche di metainquadrature che aggiungono ulteriore valore e significato all’immagine. Inoltre, la gestione del ritmo narrativo cambia a seconda dell’azione. Veloce e nervoso quando gli attori camminano a piedi o quando si cibano, lento nei momenti estatici e in quelli più “interiori”. Altro elemento comune, anche qui presente, è l’atto del nutrirsi di oggetti filiformi, in questo caso nastri di cassette. La presenza ricorrente di questo tipo di azione può essere interpretata in vario modo: può essere la massa enorme di informazioni di cui ci nutriamo senza sosta senza la possibilità di digerirla? Forse sì, forse no. In questo film la materia filiforme viene utilizzata come legame tra le protagoniste, che si trovano a masticarla in sequenze in cui, talvolta, è riscontrabile una strana forma di erotismo.

In maniera simile al Panopticon di Jeremy Bentham, le protagoniste vivono in un non-luogo creato nella loro testa, una campana di vetro in cui vivono la loro perenne estasi, e le voci extradiegetiche osservano e dettano “le regole del gioco”. Sono delle entità astratte, che non vediamo mai, ma che hanno potere sulle protagoniste. La dimensione magico-rituale è sempre ben presente, e questo si evince in particolar modo nella seconda parte del film, in cui le due sembrano partecipare ad uno strano rito di iniziazione che porta Alena ad un progressivo stato di follia.

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Succubus

C’è una netta contrapposizione tra il mondo reale (a sua volta un luogo de-spazializzato) e la dimensione mentale delle due. Fuori si intravede una deserta distesa di campagna, mentre lo spazio artificiale sembra vitreo. Il film è dedicato a Hieronymus Bosch, uno degli artisti più eclettici e visionari del XV° secolo, spesso poco trattato, e la medesima visionarietà può essere ritrovata nel film, in cui a volte si possono vedere frammenti del suo lavoro.

Per quel che riguarda la caratterizzazione dei personaggi, Alena e Mari sono molto diverse dalle Shivabel e Maya di Delirium. Se in Delirium Maya, nel suo silenzio, esprimeva in maniera chiara la propria condizione, Alena e Mari sono due attrici volutamente glaciali, donne-androidi post-Blade Runner perse in una dimensione che annulla la loro personalità, e il loro sguardo è vuoto, tipico di chi si trova “altrove”.

Altra differenza sostanziale rispetto a Delirium è quella più strettamente tecnica, legata ai movimenti di macchina e alle inquadrature scelte dal regista, che qui non sono mai instabili perchè non esprimono una forma di disagio interiore (le due protagoniste non sono vittime, ma piuttosto rapite in estasi), e abbondano primi e primissimi piani, escludendo alcuni campi lunghi nella seconda metà del film. Questa scelta è dovuta alla volontà di rappresentare al meglio lo stato fisico e mentale delle protagoniste che, come accennato, sono presenti fisicamente ma si trovano mentalmente perse nella loro personale dimensione. Gli occhi vuoti e freddi sono sempre in primo piano, così come la bocca. Per gran parte del film il ritmo narrativo è lento, le inquadrature sono lunghissime, le attrici non mutano la loro posizione e le immagini appaiono sfocate o mutate nei loro colori (un omaggio alle avanguardie artistiche), come nella sequenza del ballo, ad evidenziare ulteriormente il loro stato estatico.

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Cosmotropia De Xam – Succubus

Impossibile non considerare il ruolo svolto dalla colonna sonora, composta da molteplici progetti e già da noi recensita. Brani tra loro molto diversi si adattano a situazioni tra loro altrettanto diverse. Ad esempio, ĐrØp Ŧhe BØmb di Sco è la colonna sonora perfetta per la sorta di bad trip vissuto da Alena, mentre Black opium di Damn Whore si addice molto bene alla sequenza del rito di iniziazione. Nel primo caso, un acido momento quasi electro punk si adatta agli spazi angusti e bui in cui si trova la protagonista, mentre nel secondo il tempo lento e cadenzato ben si adatta alla camminata nella campagna che le due attraversano pian piano per giungere a destinazione.

Un film dalle molte sfaccettature e chiavi di lettura, che necessita della giusta ispirazione e dell’opportuno stato mentale per essere goduto a pieno. Un altro tassello nella già ricca e variegata filmografia del regista.

Phantasma Disques Filmproduction

Voto: 8, 5