Universi paralleli. Celtic circle productions e Khazad-Dûm

Pubblicato da Alessandro Violante il gennaio 7, 2013

Sono gli anni ’90. Il genere dell’electro-industrial, a sua volta di derivazione EBM, sta, in quanto tale, giungendo al termine. Con questo non si intende la fine di un genere ma la sua continuazione in altri ambiti, la morte dei dischi più importanti di artisti come Mentallo & the fixer, Front line assembly, Skinny puppy, Dive, Leather strip e derivati. Questi stessi artisti continueranno a produrre grandissimi lavori, ma distanti dall’approccio iniziale. Al di fuori della cavalleria storica, uno dei generi che si va delineando in quegli anni è il dark electro, che più che un genere è un approccio. Questa dicitura infatti viene attribuita dalla rivista musicale tedesca Zillo nel 1992 a proposito del disco Brainstoming degli yelworC, Crowley se letto al contrario. Il genere in quanto tale non esiste se non come un concetto molto vasto che prende in esame realtà più legate all’EBM storica (Nitzer Ebb, Aircrash Bureau, Front 242 et. al.), al synth-pop, o all’electro-industrial. La realtà o, per meglio dire, le realtà che svolgono il ruolo di accorpare questi suoni così differenti tra loro e di inserirli all’interno del suddetto genere sono le label tedesche Celtic circle productions e la sua offshot, sublabel o come si voglia chiamare, Khazad-Dûm. Ciò non toglie che ci siano molte realtà nel genere, tra le migliori, che non hanno fatto parte direttamente della scuderia di queste label, ma che hanno comunque orbitato intorno a questo grande porto sicuro, che poi era fluttuante e che si dissolse sul finire degli anni ’90 lungo un arco temporale che va dal 1992 al 1998. Il 1998 è anche un anno importante perchè segna un grande cambiamento nel genere post-industrial, ma se ne parlerà in un’altra occasione.

La caratteristica principale che lega gli artisti delle due label quindi non è tanto il genere, in quanto è la compresenza di più generi, quanto le atmosfere oscure e i rimandi all’estetica dell’horror attraverso l’utilizzo del sampling di derivazione puppyana (e, prima ancora, dei seminali australiani Severed Heads). Dal punto di vista strettamente tecnico, il genere è un mix tra electro-industrial, ambient, synth-pop e EBM, il che significa utilizzo di certi pad, di certi sintetizzatori, di certi vocalizzi, di certe drummachine et. al. che sono quelle tipiche di questi generi.

Celtic circle productions, come prima detto, inizialmente è sinonimo di yelworC, ovvero di un duo tedesco che prende una particolare direzione a partire dall’electro-industrial di formazioni quali, appunto, gli Skinny Puppy, da cui ereditano i pad, i sampling e un vocalizzo che comincia a spostarsi, e sarà soprattutto con il side project amGod, dal rantolo rabbioso di Ogre ad uno legato allo screaming, una tipologia di canto che nasce nell’ambito del metal estremo e che, comunque, non è esattamente quello che viene utilizzato da lui, piuttosto è una esagerazione dell’ottantiana memoria dei Puppies. Dopo questo primo, dirompente esempio di come l’electro (che da ora verrà abbreviato in questa maniera) vada a prendere certi background legati alla sfera dell’0cculto e della magia (Aleister Crowley, da cui yelworC), suggellando uno dei punti più alti del genere, i tedeschi alla Celtic circle continuano la loro opera di produzione e di accorpamento, di cui il primo fenomeno tangibile è il sampler del 1993.

Il fatto interessante è che i nomi che compaiono all’interno di questa prima compilation non sono necessariamente legati alla label, e, un’altra cosa importante, non tutti gli act della label e non producono di fatto electro, perchè questo è il genere portante. Ad esempio i Cradle of spoil suonano darkwave, così come i Lacrimosa, inizialmente, sono più vicini ad un certo ethereal. Dorsetshire è una formazione electro così come Plastic noise experience. Al contrario, nomi come Splatter squall, Placebo effect e yelworC sono puramente dark electro di matrice electro i primi e gli ultimi, synth-pop/electro i secondi, che comunque non pubblicheranno mai per Celtic circle, pur essendo tra i capostipiti del genere. Nella compilation ci sono anche nomi come Dive (già The Klinik, Absolute body control e altri) così come anche i Das ich. L’idea alla label è quindi quella di accomunare per atmosfera piuttosto che per sonorità. Ed essa si muove di conseguenza, coniugando la produzione di act darkwave/synth-pop come i già citati Cradle of spoil e The escape con dei promettenti artisti più legati alla sfera dell’electro o del synth-pop/electro. Sarà poi la storia a dare giustizia ad alcuni piuttosto che ad altri. Alcuni si esauriranno nell’arco di un paio di dischi, altri continueranno o diventeranno band di culto.

Oltre a yelworC un altro nome fondamentale per la storia della label, sebbene oggi sia poco conosciuto nell’ambiente in quanto i suoi massimi lavori risalgono agli anni della presente, è quello di Axel Kleintjes, in arte Page 12 ma anche The Amp, Cycloon, Megadump, Cyber axis e Mindware. Per Celtic circle/Khazad-Dûm pubblicherà i suoi lavori come Page 12, il disco ambient di The Amp e il primo lavoro di Cycloon, questo sotto la seconda. Il suo stile vince tra gli altri perchè non è orientato verso una unica direzione. In Page 12, il suo progetto personale, egli intraprende la strada dell’EBM sviluppata con le tinte dark che lo rendono un artista dark electro, in Cycloon invece ha un approccio più orientato verso il ballabile quindi verso la trance e la techno, caratteristica di molti artisti della label, specie negli ultimi anni. The Amp invece pubblica l’album Sirion, primo e unico, una vera gemma dark ambient degli albori, un viaggio in un mondo sconosciuto, una esperienza da provare, da non confondere con le produzioni attuali del genere. Ciò non toglie che la label sia anche il luogo di artisti minori, ma non per questo meno avvincenti, in quanto hanno avuto esperienze legate a uno o pochi dischi di culto rimasti nei meandri della ricerca di Discogs o degli appassionati, tra i quali Anodize di Red Sekta, Endless pain di Absent minded e Pierrepoint, progetto molto sottovalutato ma ricco di idee. Questi sono progetti più orientati verso il genere dell’electro, insieme ai quali convivono realtà più squisitamente synth-pop dark/ethereal come Six comm/Mother destruction, caratterizzati da voci femminili e ritmi sognanti, sempre scanditi da una oscurità ben presente. Tuttavia la storia più interessante, nonchè quella che conoscerà un largo seguito nell’underground e non solo, sarà quella della creatura yelworC che, dopo lo storico disco del ’92 e dopo un miniCd Blood in face, si dividerà per dare vita a due anime diverse e complementari, ovvero yelworC come Peter Devin e amGod o meglio Dogma come Dominik Van Reich.

Devin continuerà il progetto yelworC al di fuori della Celtic circle in un momento in cui il capitolo dark electro delle due label sarà definitamente chiuso, tornando ad un discorso più sperimentale e legato all’electro-industrial, innovativo ma che strizza sempre un occhio alla vecchia scuola. amGod pubblica invece nel 1995 un disco fondamentale come Half rotten and decayed, la cui importanza risiede nel fatto che influenzerà pesantemente il genere aggrotech o harsh, tanto che si potrebbe definirlo il primo disco pre aggro-era. Le differenze con un disco come Brainstorming sono riscontrabili nel tipo di vocalizzo, che in questo caso è uno screaming, nel distaccamento dai sintetizzatori e dai pad electro-industrial per approdare a qualcosa di nuovo, ancora legato al passato ma tendente ad una ritmica e ad una tipologia di suoni che diventerà poi l’aggrotech/harsh. Il pezzo chiave che rappresenta al meglio questo discorso è Fire (V 2.0) ma tutto il disco è emblematico e capostipite di un genere che verrà sviluppato in seguito al di fuori e come indiretta continuazione dell’electro di ispirazione dark in quello che erroneamente viene oggi definito come dark electro.

Chiudiamo il capitolo Celtic circle con un altro nome storico, rimasto di culto, che ha dato una impronta molto forte al genere e che ha prodotto due dischi tra i migliori del catalogo della prima e, parallelamente, della seconda label. I Putrefy factor 7, prima noti come Total mind collapse, rilasciano per Celtic circle il disco che porta il loro vecchio nome, di chiara ispirazione electro Puppiana, prendendo in esame gli anni 1985-1986, quelli di Mind: The perpetual intercourse, dove il paragone è evidente. E’ evidente sia nei vocalizzi, molto simili, quanto nel sound, anche se in questo caso, a differenza degli SP, i Putrefy factor 7 si chiudono ulteriormente in un sound che vuole suonare in qualche modo putrescente, la quintessenza della macellazione delle carni e delle anime umane, la quintessenza della fabbrica che è poi la copertina di The Process. E sulla stessa riga prosegue il successivo Decay section, questo rilasciato sotto Khazad-Dûm, più tecnico e anche un po più quadrato, laddove il primo esprimeva il senso puppiano di straniamento brechtiano.

Negli stessi anni in cui Celtic circle productions distribuisce questi lavori, la sua sublabel Khazad-Dûm segue una via molto simile, quantitativamente povera, qualitativamente molto elevata. Per quanto nella prima siano presenti grandi capolavori, tra gli altri risultano anche produzioni non eccelse ma che hanno lo scopo di tenere alto lo stile, ecco allora che la seconda predilige pochi lavori ma scelti più accuratamente. A cavallo tra queste due label si muove uno dei progetti di culto più importanti degli anni ’90, Aïboforcen, letto al contrario come Necrophobïa, produttori di una forma particolare di electro-industrial misto a synth-pop, il tutto in forte salsa dark, il che conferisce loro l’appellativo di dark electro.

Il loro primo e più importante album, nonchè quello principale rilasciato sotto la seconda label è Elixir lytique, disco fondamentale quanto anticipatorio di qualche anno su sviluppi che non hanno ancora avuto la loro completa comprensione. Questo è un concept album sul fenomeno della NDE, la Near Death Experience. Dopo il miniCd seguente, Face (of) death, si sciolgono per riformarsi in seguito alla chiusura delle due storiche label. Sarebbe comunque riduttivo isolare questi episodi alla grandezza di un act che, specie nei suoi progetti paralleli quali Fuze box machine e Regenerator, così come tanti altri (non editi per le due label qui in interesse) ha dimostrato di essere tra i migliori in questo campo. Ne rimando la discussione ad un altro momento. Anne-Laure H., vocalist nel primo periodo, sarà anche voce in Regenerator e in The Amp, ed è una figura emblematica perchè è una delle voci femminili principali di Celtic circle / Khazad-Dûm della quale però non si sa molto. Così come Séba Dalimont è il fondatore della rivista musicale Side-Line, la più famosa e completa risorsa online sul genere electro in circolazione.

Oltre alla parentesi di Dalimont e soci, altri e tanti sono i grandi nomi che nascono, o che meglio trovano la loro prima via attraverso la label. Tra questi Sleepwalk, Cycloon (di cui abbiamo già parlato a sufficienza), Ionic vision, Splatter squall, e poi le perle di The dust of basement, Construggle test, Axonal warfare e Malochia, lavori rimasti fortemente nell’underground ma che suonano incredibilmente bene e che hanno tante idee. Tra questi un solo puntobasso ma non necessariamente, il lavoro di Secret hope – A journey through the land of hope e forse, ma qui si entra nei gusti, quel Accomplishment of Leopold II di Severe illusion, che suona un po vecchio e un po ripetitivo, ma questo sta al giudizio di chi legge.

Sleepwalk è una creatura svizzera che esordisce con uno dei dischi più duri e più electro-oriented del roster, quel Door to insomnia… che è il loro primo full length e che suona come un’opera granitica, puro electro-industrial di matrice oscura, dark electro come non se ne sentiva dai tempi di Brainstorming. Ed è il 1995, anche l’anno di amGod. Ionic vision è un act completamente diverso, di derivazione Nitzer Ebb-iana, molto più orientato verso l’EBM degli anni ’80, di pregevole fattura, è un lavoro che sta lì quello del trio belga, il quale ha confezionato grandi lavori all’interno dei circoli undeground e che ha dato il nome ad uno dei forum più importanti di questo momento storico, Violent Playground, che è il nome di un loro lavoro.

Splatter squall è un altro figlio della commistione tra atmosfere synth-pop, sampling horror (nella fattispecie un grande amore per Dario Argento) e vocalizzi electro, supportato da un drumming-machine che si ispira a quello dei Placebo effect, dei quali si parlerà in un’altra occasione, ovattato ma duro, perchè qui quello che conta è l’atmosfera generale. Cruel è riconosciuto quale loro cd non ufficiale, è ancora una bozza, è improvvisato, ha tanti errori e incomprensioni, ma sono queste due caratteristiche che lo rendono un lavoro ancora oggi di culto, da ascoltare almeno qualche volta. Tra gli altri act, ma non per questo minori, ci sono Inertia (che conosceranno un futuro di buon livello), Implant, Construggle test ed altri act che continueranno sulla scia del dark electro di ispirazione electro.

Restano da menzionare altri tre lavori prima di chiudere il cerchio. Il primo è quello di The dust of basement, dal titolo Remembrances, un disco che nasce nei meandri di un synth-pop oscuro alla tedesca e che esprime, attraverso la cupa voce maschile e quella eterea femminile, supportate da strutture sognanti, un sogno agreste/fantasy/distopico, e che crea una grande atmosfera. I nostri continueranno poi con alterni successi soprattutto in patria. Axonal warfare sono un duo francese che realizza Stasis interrupted, una tra le migliori perle electro sperimentali, che si tuffa nel synth-pop così come nel sound canadese dei FLA di Tactical neural implant e che crea qualcosa di simile a quello fatto da Bill Leeb, seppure in chiave dark electro.

Tralasciando le compilation, sempre di pregevole fattura e che sono numerose e notevoli, l’ultimo lavoro di Khazad-Dûm è Dreamhunter dei Malochia, un disco alternative rock/electro che ha più di qualche radice nella wave e che può essere considerato un ultimo segno del dark electro, del suo concetto onnicomprensivo espresso dalla seconda label tedesca. Una voce femminile e una maschile supportate da strutture ritmiche legate al rock e, alle volte, al metal. Un’ultima gemma, sperimentale e di culto, che va a chiudere il grande capitolo tedesco degli anni ’90.

Ed è così che si chiudono le vicende di queste due label, vicende che influenzeranno a lungo la musica prodotta nel nuovo millennio, una musica che prenderà nonostante tutto pieghe molto diverse, più influenzata dal pop, a tratti, o dai martelli della techno ad altri. Ciò non toglie che alcuni di questi artisti abbiano trasmesso i nuovi geni ai loro successori, indipendentemente dal lavoro realizzato da questi ultimi. E lo stesso Dominik Van Reich tenterà di riaprire il discorso Celtic circle productions, senza successo. Tuttora regna l’abisso, un abisso che però piace e che ha fatto storia. La storia dell’electro-industrial (e non solo).

Questo assunto non sta a significare la fine di un genere perchè chi ha cominciato in questi anni e non solo, perchè tanti sono gli act che non hanno prodotto per le due label tedesche, proseguiranno a scrivere grandi lavori di dark electro per label quali Scanner e poi Vendetta, ora EAR, Electro aggression records e molte altre, tra i quali cito Object, et. al. Quello che però segna la fine di questa esperienza quasi decennale è la conclusione di una idea che si andrà, dal 1998 in poi, a perdere nei luoghi più reconditi del mercato, ciò che era una entità forte diventerà un mucchio di piccole realtà in un universo di major o, quanto meno, di label forti che dettano il mercato generale.

La storia, tuttavia, continua.

Discogs links:

Celtic circle productions http://www.discogs.com/label/Celtic+Circle+Productions

Khazad-Dûm http://www.discogs.com/label/Khazad-D%C3%BBm