FLUX PRESENTS: R.ORGANIC - SCHWERMETALLE - OUT NOW! BY EK4T3 COLLECTIVE

La diffusione come pratica del suono

Pubblicato da Andrea Piran il luglio 5, 2015
gesang-der-junglinge

Foto dalla prima di Gesang der Junglinge.

L’uso di un supporto di registrazione come il nastro magnetico come elemento della composizione musicale e, pertanto, trattato come strumento, ha avuto come corollario una modifica all’idea di concerto, formalizzata nel corso dei secoli e giunta, con relativamente poche modifiche, sino ai giorni nostri.

In primo luogo, l’assenza di strumenti musicali implica l’assenza del musicista e la costruzione della musica tramite lavorazioni sulle registrazioni implica la sostanziale impossibilità di replicare il processo in forma di concerto e di ricorrere alla forma della diffusione.

Il concerto, prima dell’avvento del fonografo, aveva la funzione fondamentale di fare esistere la musica col suo status di arte effimera, mentre con la trasformazione della musica in un oggetto (il disco in vinile), nel ‘900 si trasforma in una delle forme della musica. Nel momento in cui il supporto di registrazione consente il trattamento del suono come se fosse un oggetto, esplicato nell’aggettivo concrète dato da Pierre Schaeffer alla sua musica, con la conseguente eliminazione del musicista in tutte le fasi della creazione, porta all’esistenza della musica nella modalità della diffusione. Il termine nasce negli studi radiofonici in cui questo genere di musica veniva registrata per la diffusione nell’etere come prima destinazione, mentre la presentazione nei teatri avviene mediante altoparlanti, generando una cesura rispetto al concertot, dato che il supporto di registrazione non è più una reificazione di ciò che esiste in forma effimera ma diventa il materiale della composizione.

La foto del palco per la prima di Gesang der Junglinge di Karl Heinz Stockhausen con le due torri di altoparlanti sul palco è sintomatica delle motivazioni per cui s’è omesso il termine concerto per questa forma di rappresentazione. In primo luogo la dissociazione tra suono e gesto, sul cui tema Raymond M. Schaefer arriverà al concetto di schizofonia, è incompatibile con le esigenze di spettacolarizzazione che sono legate ad un palco teatrale. Come esempio si può prendere il video della performance di Cascade da parte di William Basinski in cui si osserva il compositore, più o meno immobile, gestire i riproduttori del suono ed il mixer.

La differenza con i movimenti dei musicisti di un concerto rock è evidente e coinvolge, in una qualche forma, anche il pubblico, dato che gli viene chiesto di ascoltare senza avere granché da vedere, ma c’è una questione più sottile che coinvolge la musica classica: l’uso delle masse sonore. Come osservò Edgar Varèse con le attuali possibilità di amplificazione del suono è stupido mettere venti primi violini in un’orchestra, dato che il numero di violinisti in un’orchestra che esegue la stessa parte ha il solo scopo di equilibrare i suoni. Questo porta all’osservazione di Eric Maestri che chi gestisce l’amplificazione è al comando di un dispositivo il cui utilizzo influisce profondamente sul risultato finale dell’opera registrata, e quindi esiste una sostanziale analogia tra partitura convenzio­nale e registrazione; la prima definisce le azioni per i musicisti, la seconda per il process­ore.

D’altro canto, la diffusione non è associabile ad una rappresentazione teatrale, a differenza del concerto, ma ad una proiezione cinematografica, come Michel Chion ha sostenuto in vari scritti, visto che anche il cinema è un’arte fondata sulla dissociazione tra suono e gesto e, infatti, il fulcro delle forme di diffusione dell’opera è l’adattamento all’ambiente di riproduzione, che spazia dall’accontentare le aspettative del pubblico, come nel dj set, alla gestione dello spazio percepito, come nel suono multicanale.

In questo contesto ne esce modificato irrimediabilmente lo status dello strumento di registrazione che diventa uno strumento musicale a tutti gli effetti come osservò anni fa John Oswald giustificando l’idea di plunderphonic (forma di plagiarismo basata sulla manipolazione di brevi spezzoni di brani): gli strumenti musicali generano suoni, il giradischi genera suoni, quindi il giradischi è uno strumento musicale.