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Drug Machine – Amnesia

Pubblicato da Alessandro Violante il gennaio 16, 2016

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Non c’è alcun dubbio che Mater Suspiria Vision sia uno dei progetti più misteriosi ed interessanti del panorama elettronico underground attuale: la loro particolare visione mistico-musicale, i loro film quantomeno originali, e anche e soprattutto la Phantasma Disques, una delle label più prolifiche e, allo stesso tempo, meno note ai più (e, inoltre, le cui cover artwork fanno un uso affascinante del collage e di altre tecniche). Certo, non sempre questo si traduce in garanzia di qualità, ma oggi parliamo di un lavoro molto particolare e in parte “diverso” da quanto fatto con MSV: Drug Machine è un loro side project, e il loro debutAmnesia, è la colonna sonora del loro ultimo film (uscito pochi giorni fa), dall’emblematico titolo Delirium.

Come, d’altronde, potrebbe non essere delirante una trama a base di Paranoia e Amnesia (che rappresentino anche le due figure femminili del film?) che controllano “la città” e di parassiti che prendono il controllo di cervelli? L’interrogativo nel plot narrativo è chi controlli i parassiti e quale sia il suo scopo, ma, più che altro, quel che ci si chiede è cosa rappresenti l’amnesia e perchè sia al centro del film. Lo straniamento e il conseguente spaesamento sono forse chiavi per liberarsi da un groviglio di pensieri che a volte fa sentire il suo peso? Il parassita (e qui c’è un richiamo a certo cinema di Cronenberg) è l’agente attraverso il quale liberarsi del self control e del peso delle decisioni che quotidianamente ci troviamo a dover prendere? Cosa comporta la rinuncia al controllo del proprio cervello?

Questi interrogativi sono fondamentali per comprendere un lavoro che non è solo musicale e non può esserlo. Sarebbe quantomeno sbrigativo definire Amnesia come una sequenza di dieci brani che rileggono l’ormai classica formula MSV in chiave più ballabile, come in Amnesia, Shock corridor e Parassita (queste tre arricchite dalla voce recitata-mistica di Maya Schneider), consegnandoci anche un brano techno dall’approccio fortemente minimalista come Acid pulse, così come le stranianti e quasi-mistiche esperienze più vicine a quanto fatto da MSV, come Delirium, Fix e, soprattutto, Absurdita. A loro modo, tutti i brani di questo lavoro, per quanto approccino la materia musicale allo scopo di ottenere differenti risultati, sono tra loro legati e stanno bene insieme.

Certo, a volte alcune soluzioni possono sembrare un po’ ingenue (ma solo apparentemente), come nella breve Intro o nella conclusiva Corridor of lost souls, due brani di matrice chiaramente noise all’interno dei quali, però, nel primo caso si cela un distopico ritmo rituale-mistico in un simpatico gioco di crescendo-diminuendo, mentre nei quasi otto minuti del secondo, mentre ci perdiamo nel flusso rumoristico in cui siamo trasportati, possiamo ascoltare suoni marziali-(primo)industriali ritmicamente ben definiti sullo sfondo, ed è facile in questo caso entrare in catalessi fino al brusco risveglio nel momento in cui il brano si interrompe e l’incantesimo si rompe.

Delirium è un altro mantra scandito da giri di tastiere da film horror, un minimalista riff di chitarra elettrica ed un costante rintocco sintetico che favorisce anch’esso l’apertura di porte verso altri universi ma che, allo stesso tempo, può essere immaginato come una lunga camminata lungo un lungo viale nel cuore della notte in preda alla paranoia. Uno dei migliori episodi è Fix, un brano dal ritmo lento che fa uso anche di suoni stranianti alla Dive, così come di atmosfere tetre (e di inserimenti vocali) da film horror.

La seguente Absurdita è forse il punto più alto dell’album: una sorta di collage sonoro di colpi di arma da fuoco, suoni e atmosfere orientali, rumori di elicotteri, voci di bambini, cascate di noise, giri di tastiere di ispirazione horror ed incomprensibili declamazioni. Assurdo, appunto, come assurda è la condizione che vive il posseduto, il controllato, in balia di un essere estraneo.

Vale la pena soffermarsi anche su episodi più ballabili come la tutto sommato facile Amnesia ma, soprattutto, sull’interessante costruzione ritmica di un brano come Shock corridor, tra il cinematografico e il beat di matrice rhythmic industrial (ma senza possederne tutti i trademarks), corredato dalla voce di Maya. La tribale Parassita è un altro brano electro che in realtà è uno dei meno originali e più deboli del lavoro, ma ci pensa la seguente SSS, questa in collaborazione con How i quit crack, a riattivare l’interesse grazie ad una composizione ambient-mistica che non poco ha in comune con MSV. Qui è la Terra stessa (o forse è solo l’insieme delle anime perse) che sembra respirare lentamente e a pieni polmoni, di un respiro anomalo, anche qui di matrice orientaleggiante, nel flusso quasi lisergico di matrice ambient dipinto dai sintetizzatori.

Non c’è dubbio che Amnesia sia uno dei lavori più riusciti dei Drug Machine / Mater Suspiria Vision, un insieme di tasselli che compongono un susseguirsi di esperienze stranianti e mistiche, quelle stesse esperienze e sensazioni riscontrabili in Delirium. Non lasciatevelo sfuggire.

Voto: 8

Label: Phantasma Disques