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Genocide Organ – Obituary of the Americas

Pubblicato da Marco De Baptistis il marzo 4, 2016

genocide-organ-obituary-of-the-americas I Genocide Organ non dovrebbero aver bisogno di presentazioni per tutti i fan del power electronics più estremo e provocatorio. Con il nuovo disco, Obituary Of The Americas (uscito per la Tesco Organisation), i Nostri ci fanno fare un tour dell’orrore nel Sudamerica più nero, tra trafficanti di droga, squadroni della morte e guerriglieri di imprecisati schieramenti politici e ideologie.

È un atto d’accusa o forse è solo uno sguardo impietoso e realista verso quel Primo Mondo che sceglie di non vedere cosa succede ai suoi confini? I media oggi si concentrano sulle tragedie mediorientali, ma anche nel Sudamerica non sono proprio rose e fiori… E voi cosa ne pensate? Come al solito, il lavoro provocatorio dei Genocide Organ non si presta a facili strumentalizzazioni politiche, perché fa quello che dovrebbe fare un certo tipo di musica: scioccare, disturbare, porre domande e soprattutto, come dichiararono loro stessi più volte, il gruppo non dirà mai come la pensa sugli argomenti che toccano nei loro album, o meglio, lascia aperta una finestra di possibilità, per lasciare all’ascoltatore una istintiva polarizzazione delle coscienze (per chi ce l’ha). Sembra più un gioco sadico con l’ascoltatore: sta a lui proiettare la sua visione delle cose sul rumore prodotto dal gruppo. Le vostre opinioni sono solo rumore che si aggiunge al rumore? Siete forse dei voyeur dell’abiezione umana? Ne volete ancora? Non vi è bastata dall’ultima volta?

Il Male attira in tutte le sue forme e sfumature e quando sentiamo dei muri di suono che emergono da brani come Autodefensa siamo, al contempo, proiettati in un mondo a pezzi, in cui campionamenti casuali emergono su parole chiave gridate in spagnolo: “matar”, ad esempio è una parola che emerge con forza, intesa come uccidere o essere uccisi. In Formacion De Guerilla veniamo proiettati in un incubo paramilitare, un bad trip in cui, tra voci distorte, immaginiamo soldati o guerriglieri che compiono esercitazioni militari. I Don’t Wanna Die è invece una sorta di caleidoscopio dell’orrore, un waterboarding psichico, stile Arancia Meccanica, in cui truci immagini del Sudamerica scorrono casualmente, come nel video che accompagnava il brano. Panama, El Salvador, le giungle del Guatemala sono lo scenario in cui è ambientato questo moderno “Cuore di tenebra” in cui agiscono i Narcos, le bande di giustizieri e le guardie private che permettono a pochi “fortunati” di dormire “quasi” tranquilli, ecc. Kaibil invece cita nel titolo la Brigada Kaibil, soldati di élite dell’esercito del Guatemala. Causa Justa e Todo Per La Patria, sin nei titoli, richiamano una certa retorica che, quasi sempre, porta a versare un sacco di sangue innocente da entrambe le parti del conflitto. Su tutto emerge l’ombra spaventosa dell’Operazione Condor e il resto è storia anche recente che potete andarvi a rileggere e su cui forse non è ancora stata scritta l’ultima parola.

A livello di forma espressiva, il lavoro è estremamente valido perché riesce a bilanciare campionamenti, uso distorto della voce e basse ed alte frequenze unite a pulsanti cacofonie nella migliore tradizione del power electronics, genere di cui i Genocide Organ si confermano oggi “dittatori” assoluti. L’uso eccellente dei campionamenti impreziosisce il tutto. Paradossalmente, un lavoro estremo come questo, una sorta di “snuff music” in scenario di guerra, riesce anche a sedurre e farsi ascoltare grazie al suo buon equilibrio del caos. Vette irraggiungibili per i molti, troppi, imitatori di un certo sound.

Label: Tesco Organisation

Voto: 9