FLUX PRESENTS: R.ORGANIC - SCHWERMETALLE - OUT NOW! BY EK4T3 COLLECTIVE

Zbeen

Pubblicato da Andrea Piran il agosto 29, 2015

Zbeen

Zbeen è il progetto di Ennio Mazzon e Gianluca Favaron che, ad oggi, ha prodotto tre lavori che esplorano un’idea di suono come descrittore di un processo preorganizzato. Il primo di essi, K-Frame, è dedicato ad un’idea di suono K-dimensionale, cioè i cui parametri sono i valori di un insieme di vettori linearmente indipendenti; il secondo, Stasis, è dedicato alle superfici che questi descriverebbero, ed il terzo, Eigen, alle trasformazioni lineari. Se questo sembra poco artistico è perché dell’ultimo paio di secoli è andata perduta l’idea di relazione tra musica e matematica: l’idea che una nota sia descritta da un’altezza non è dovuta al fatto che sia segnata più o meno in alto sul pentagramma, ma al fatto che ci sia una concezione geometrica della musica. Inoltre, l’ideale romantico dell’ispirazione ha oscurato il fatto che lo sviluppo dei suoni nel tempo i.e., il significato della musica, sia un processo pensato a priori, ovvero il frutto di una costruzione razionale.

K-Frame

Le pulsazioni di Grunnlag aprono K-Frame e sono il centro di gravità attorno al quale ruotano i vari samples, che si snodano lungo la durata del brano. Sentret Dot è invece costruito sulla sovrapposizione di un drone a basso volume che, anche se viene coperto da un altro drone e da, probabilmente, dei field recordings, rimane per poi riapparire quando gli altri elementi della traccia esauriscono la loro funzione. La sovrapposizione di onde complesse, alla base di Enhet Lengde, rende bene il concetto alla base del disco, le K-dimensioni, che è chiuso da B Retning che utilizza la stessa struttura compositiva nella prima parte del pezzo, che termina con l’ingresso di un drone che introduce il ritorno dei suoni iniziali con una mutata struttura ritmica.

Stasis

Stasis è composto da due tracce: Skyr Stillheten e Flytende Stillheten. La prima traccia parte con un sibilo a frequenze relativamente alto-frequenza che viene rafforzato da altri sibili e piccoli interventi di rumori. L’impressione è che sia il movimento dello spettro dei segnali nel tempo, che descrive una superficie, l’elemento di partenza della prima parte della composizione, mentre la seconda si evolve a partire da sequenze di droni lisci e rumori, rugosi, mentre la parte finale riprende i sibili di partenza e li inserisce in una struttura ritmica. La seconda traccia inizia con una lenta sovrapposizione di suoni circolari che si sommano fino ad essere sepolti da un leggero ronzio che quasi si spegne per lasciare spazio ad un drone a bassa frequenza, punteggiato da alcuni brevi rumori.

Eigen

L’impatto con (ε, δ), prima traccia di Eigen, è spiazzante, poiché la struttura è inizialmente molto più scomposta rispetto alle masse sonore regolari di Stasis, e discende lentamente verso la regolarità verso la seconda traccia del disco. Chiaramente la regolarità è dovuta alla maggiore lunghezza dell’elemento sonoro che non espone una struttura pseudo-ritmica che nasce dalla successione di brevi frammenti distinti. Soundness sfrutta la separazione stereo per spostare il suono nello spazio uditivo, mentre A – λI applica lo stesso concetto ma ai volumi, intervallando masse sonore ad alto volume ad una texture a basso volume. [1 k; 0 1] ha una prima parte che sovrappone le strutture dei due brani precedenti per evolversi in una seconda parte in cui è lo sfondo sonoro ad emergere sui rumori. U+222B chiude il lavoro con una successione di brevi frammenti sonori che sembrano derivanti dalla scomposizione e dalla riorganizzazione, per fare emergere le discontinuità del suono.

Rimangono dei lavori da ascoltare con attenzione e che sfidano un’idea d’ascolto distratto, o in bassa qualità audio, che oggi sembra imporsi, nonostante i riproduttori portatili sembrassero poter produrre, grazie all’uso delle cuffie, un’attenzione maggiore per via dell’isolamento acustico. Di fatto, progetti come questi sfidano l’idea di musica come sottofondo sonoro per le attività quotidiane, e riportano l’idea di ascolto come analisi non solo di chi ascolta ma anche di chi suona.